14/1/98 RIFLESSIONE : LA MEDICINA.

 

Chiaramente non si puo' rimanere insensibili al tam tam di questi giorni che attraversa
il mondo della medicina ; non tanto per i fatti in se' quanto per le ripercussioni e le
interazioni che questo "mondo" ha sulla nostra vita di persone "normali".
Da tutto il turbinio di posizioni,tattiche,idee,nozioni che mi e' girato vorticosamente
nelle orecchie in questi giorni io ho tratto una considerazione che poco ha forse a che fare
con il metodo Di Bella ,la cura dei tumori etc etc.
Io credo che la cosa che in modo piu' lampante salta all'occhio, nelle discussioni fra le posizioni
e le scuole che si stanno fronteggiando, sia la diversita' e la distanza enorme che corre fra due
modi di intendere la medicina e la cura dell'uomo malato,forse l'uomo stesso.
Da una parte la medicina tradizionale ha sempre piu' limitato il ruolo della malattia e del malato
a posizioni da comprimari; la malattia viene molto spesso vista dai tradizionalisti come un nemico da
combattere e battere usando tutti i mezzi disponibili,anche a costo di martoriare il corpo del malato.
Il malato invece ,normalmente, e' un elemento passivo,"paziente" nel senso che ,soffrendo, e' incapace
di influire ed interferire nella cura che si adotta seguendo casistiche generalizzanti,basate su
campioni quanto piu' consistenti possibili di "casi".
 
Dall'altra parte c'e' una medicina naturale ,innovativa che invece vede l'uomo come centro nodale del
tutto,quindi anche della malattia che non e' altro che una manifestazione,un segnale lanciato dal corpo
che soffre errori,cause interni ed esterni l'individuo.
Il corpo quindi va' ascoltato , capito ed accompagnato verso l' equilibrio perso.
Ho generalizzato forse, anche per rendere piu' semplice il panorama.
Io derivo queste considerazioni da esperienze vissute direttamente o indirettamente
negli ultimi anni,da quando cioe' mi sono lentamente avvicinato all'analisi di forme di
medicina " diverse" da quella tradizionale.
Io non punto a sostenere una delle due parti ,a previlegiare alcuna delle due posizioni;
questo anche perche' non ho neppure io ancora maturato una posizione precisa al riguardo.
Il mio unico scopo oggi e' rimarcare agli occhi dei piu ' scettici e dei piu' distratti
questa differenziazione di fondo che comunque deve fare riflettere ,soprattutto perche'
in ballo ,oltre alla salute della gente , c'e' la dignita' e la sensibilita' di persone che soffrono .
Bene , questa dignita' e questa sensibilita' sono state sino ad oggi sempre valutate e tenute
nella giusta considerazione ?
Questo non solo nella logica del rispetto diretto ( io medico rispetto te melato dandoti
coscienza sui tuoi problemi e cercando una stada in concordia per risolverli), ma anche
nel rispetto dell'uomo in quanto entita' collettiva;
quanti silenzi e quanti misteri restano tali mentre l'etica della comunita' scientifico-medica
dovrebbe imporre una denuncia chiara degli errori e negligenze perpetrate da potentati economici
e poilitici sui problemi della salute comune ?
Quale potrebbe essere una risposta a questi grandi problemi : la presa di coscienza ,l'impegno
di ognuno di noi prima di tutto per se stesso e quindi per gli altri :credo che noi si debba cercare
con pazienza e "sacrificio" di mettere in discussione i concetti (anche tecnici) che la tradizione
ci ha lasciato cercando di capire ,e quindi di migliorarsi informandosi e analizzando la qualita'
della nostra vita.
Non potremo sicuramente fare miracoli,ma credo che analizzando stili di vita,situazioni
spontaneamente nascera' in tanti di noi quella spinta alla conoscenza ed all' equilibrio
del nostro corpo, che e' poi la base della salute.
Credo che noi stessi con un minimo di informazione e cultura si possa essere il primo medico
per la nostra salute per poi farci aiutare da chi ,come noi, ponga la nostra persona in cima
alla piramide della dignita'.
Cosa ne pensate ?
Vi lascio con una frase che mi ha molto colpito nelle mie frequentazioni letterarie nel
mondo nativo pellerossa.

"Io ho guarito grazie al potere che passava attraverso me.
Naturalemnte non ero io a guarire.Era il potere venuto dall'altro mondo;
....se avessi pensato che si trattava solo di una mia azione,
il buco si sarebbe chiuso e nessun potere sarebbe riuscito a passare.
Tutto cio' che avrei fatto sarebbe stato senza alcun senso."

(Alce Nero ,uomo -medicina Oglala Lakota)

Un abbraccio da @mauro

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