CALCUTTA

 

L'ho conosciuto andando in bici : un amico comune ci ha presentati e chicchierando ,quando il fiato ce lo
permetteva,sono presto venuto a sapere che Mario andava spesso per lavoro in India , a Calcutta ;
cosi' non ho avuto alcun dubbio nel chiedergli di mettere su carta le sue impressioni di viaggiatore nella
profonda India. .Ecco cosa e' uscito dai suoi ormai numerosi ricordi di viaggio.
Grazie Mario !!!

 
 

Calcutta: il primo ricordo che ho di questo nome risale ai tempi delle elementari. Il maestro parlava di questa città, che certamente non aveva mai visto, come una della metropoli più grandi al mondo, luogo misterioso, esistente solamente nei libri di scuola, descritto visivamente soltanto da una foto in bianco e nero che mostrava dei banchetti, peraltro dignitosi, di un mercatino rionale. Alcuni abiti strani, pelli molto abbronzate, tantissime biciclette, sandali e turbanti distinguevano questa immagine da altre relative a luoghi meno esotici.
Una grande dignità comunque sembrava emenare da questa immagine, una città grande ma vivibile: tante storie di normale vita familiare si celavano dietro quei turbanti.

La successiva immagine della città che riesco a ripescare dai miei ricordi è madre Teresa, 20 anni fa, già vecchia e piccola, sola in mezzo ad una folla di miserabili. La realtà nella mia immaginazione si complicava:
la città non era sola più luogo di serenità, ma anche ambito in cui vite disperate iniziavano e si spegnevano nell'indifferenza.

 

Per lunghi anni Calcutta rimase una città come tante altre, esotica, lontana, sicuramente povera ma distante.

 

Poi mi capitò di andarci una prima volta.

Arrivai dopo un viaggio faticosissimo, come se le compagnie aeree, per il tuo bene, volessero prepararti alla vita difficile che ti avrebbe aspettato nei giorni a seguire.

Innanzitutto, a Calcutta non arrivano voli diretti dall'Europa. Dei 15 (o 20, chi lo sa) millioni di abitanti di questa città, ben pochi hanno rapporti con l'Europa, e nessun europeo ama andare a Calcutta. Nemmeno chi è affascinato dall'India (o meglio: dall'immagine che alcuni occidentali hanno di essa), va a Calcutta: la spiritualità indiana non abita lì. Tutti scelgono altre mete: spirituali o turistiche che siano, le esigenze dei viaggiatori non sono soddisfatte da quanto Calcutta offre.

Devi sempre passare per le città 'moderne': Dehli, Bombay ( o Mumbay come è stata recentemente ribattezzata) e gli aerei arrivano e partono nel cuore della notte. Devi passare così una notte a gironzolare in questo squallido aereoporto, attendendo il volo del mattino.

Così mi ritrovai alle nove di mattina a Calcutta, dopo una notte insonne.

 

Era novembre, la stagione forse migliore dell'anno: non piove, l'umidità non è altissima, la temperatura non supera i 30°. La prima cosa che mi colpì non fu la povertà, ma l'odore: non sai se è odore di cibo, sudore umano stratificato, o un miscuglio dei due. E' un odore che pervade ogni luogo, aperto o chiuso, condizionato o ventilato che sia.
Sospetti che quell'odore ti resterà addosso per tutta la tua vita.

 

Mi aspettava un autista indiano con la tipica auto indiana, che assomiglia molto ai vecchi taxi inglesi: alta, tondeggiante, pesantissima e lenta. L'aria condizionata è un optional che ben poche hanno.

Man mano che mi avvicinavo alla città, ne apprezzavo gli aspetti, che la superficialità di uno sguardo da
un'auto di passaggio mi consentiva: l'inquinamento generato da migliaia di camion dal fumo nerissimo, la povertà delle baracche costruite sulla strada, sotto i cavalcavia, nelle paludi che circondano la città, i mendicanti che ad ogni ingorgo assediano la tua auto mostrando ogni genere di sofferenza umana.

Mi imposi la maschera dell'indifferenza, volgendo lo sguardo altrove quando il cuore minacciava di commuoversi.
Decisi che questo era l'unico modo ragionevole per affrontare un problema che sai a priori di non poter risolvere.

Ogni giorno la soglia dell'indifferenza doveva però alzarsi: ogni giorno il catalogo della sofferenza umana si
ampliava e approfondiva. La mia sensibilità si affievoliva fino a che riuscivo anche a sollevare lo sguardo verso i mendicanti e fare un gesto di indifferenza per allontanarli, sapendo benissimo che sarebbero comunque rimasti attaccati al finestrino ripetendo all'ossessione, una stessa parola, ignota nel significato ma chiarissima nel senso.
E mi sentivo sempre più simile agli inglesi nel loro atteggiamento spocchioso e superiore, retaggio della loro
tradizione secolare di colonizzatori padroni.

Cominciai quindi a comprendere sempre di più lo spirito degli indiani: quell'indifferenza che hanno nello sguardo, quella serenità che diresti impossibile in quel mondo di sofferenza.
Non è altro che il frutto di secoli o millenni di convivenza col dolore, di rassegnazione all'inevitabilità di una vita grama, il superamento della realtà quotidiana, l'ottundimento di ogni sensibilità al dolore, imposto dallo spirito di sopravvivenza: insomma una sorta di droga psicologica.

A prescindere dalla sua genesi, lo spirito indiano è invidiabile. Apparentemente possono attraversare le peggiori disgrazie con spirito sereno. La preoccupazione non sembra far parte dei loro sentimenti.
Non esista problema che non sia superabile, nel loro pensiero. Che lo sia anche nei fatti, è un altro punto di vista, estraneo al loro modo di pensare. Sono sostanzialmente dei grandi teorici: non distinguono fra solubilità e soluzione di un problema.
Non appena individuano come un problema in linea di principio possa essere risolto, immediatamente lo danno per risolto e se ne scordano, come se il problema non esistesse più.
Non a caso hanno grandi scacchisti e fisici teorici.

Ad esempio: quesito posto ad un indiano: ho bisogno di acquistare dei dischetti. Puoi procurarmeli?
L'indiano interpreta la domanda come: esistono i dischetti in India? Naturalmente la risposta è sì, non c'è problema.
Ma non hanno capito che devono procurarsi i dischetti, cioè dare dei soldi a qualcuno che vada a comprarli.
Tutto viene astratto ad un livello superiore.

 

Acquisita questa conoscenza, cominciai a comprendere di più il loro modo di intendere la vita e le sue difficoltà. Cominciai per esempio a prendere anche coscienza del significato che il tempo ha nella loro mentalità: il tempo è per loro una risorsa infinita (sarà forse questo concetto frutto della teoria della metempsicosi, o viceversa, la metempsicosi discende da questa concezione del tempo?).
C'è sempre tempo per fare le cose: il rinvio è una filosofia di vita.
(Quanto strida tutto ciò con la mentalità di chi deve viaggiare per lavoro, è particolarmente evidente.
L'esasperazione dei primi giorni per gli eterni rinvii, lasciò posto presto in me alla rassegnazione.)

 

Ad ogni ritorno in India, l'impatto mi risultò sempre meno traumatico, fino a diventare routine, così come sono diventati routine i mendicanti sui marciapiedi, le torme di bambini che ti chiedono insistentemente la carità, il puzzo delle strade.

 

Tornerò, forse presto, di nuovo in India. Guarderò con un occhio diverso questa realtà. Non sarà però l'occhio e lo spirito di un indiano: per quello certo non bastano poche settimane, forse nemmeno i secoli basterebbero.

Mario .

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 IL PERICOLO GIALLO

 

 

C'e' stato un tempo in cui i paesi Asiatici venivano guardati con sospetto per il modo in cui si muovevano nello scacchiere dell'Economia mondiale, facevano paura questi paesi in grado di produrre qualunque cosa ad un prezzo assolutamente basso, dalla diffidenza c'e' voluto poco che si passasse al considerali miniere d'oro da sfruttare al massimo.
Cosi' sull'onda di un Giappone sempre piu' in cresciata, sono venute fuori tutte le altre Tigri Asiatiche, paesi come la Thailandia, l'Indonesia, la Malesia, le Filippine per non parlare di Singapore, Hong Kong e Taiwan.
Cosi' si e' cominciati con lo spostare lavorazioni e produzioni dall'Occidente all'Oriente impiantando stabilimenti, fabbriche, creando posti di lavoro e un'economia che correva, correva, correva.
Poi all'improvviso tutto e' cambiato, la crisi del mercato Asiatico in meno di un'anno ha messo in ginocchio paesi interi, fatto crollare governi e regimi, la stessa Wall Street ha dovuto fare i conti con l'improvviso stop di mercati che andavano a gonfie vele e che erano considerati tra' i piu' sicuri e redditizzi.
Non sono bastati gli interventi del Fondo Monetario Internazionale, la crisi e' ancora lontana dall'essere digerita da chi ora ha paura da investire su mercati instabili.
Lo scenario di Bankok, che ho rivisto da poco, e' completamente diverso rispetto ad un'anno fa. Dall' Aereoporto alla citta' e' pieno di grattacieli in costruzione, il problema e' che sono cosi' da quasi un'anno,
da quando il denaro ha smesso di circolare, il Bath e' passato da 25,50 a 42 per 1 USD con picchi sopra i 50.
Tantissime persone hanno perso il lavoro, i piu' fortunati hanno solo avuto riduzioni sullo stipendio.
C'e' chi non avendo piu' i soldi per pagare le rate ha ridato l'auto indietro e i concessionari sono pieni di auto invendute o restituite.
Chi ha pagato lo scotto piu' grosso e' stata la classe media, i poveri sono rimasti tali, chi era ricco ha solo disdetto la prenotazione dell'ultima Mercedes o del viaggio in Europa.
Ma gli investitori occidentali non sono rimasti con le mani in mano, ora la nuova frontiera si chiama Cina,
il posto dove vive 1/5 della popolazione mondiale, dove governanti di mezzo mondo stanno improvvisamente facendo le loro visite di stato e accordi economici per svariati milioni di USD.
Riflettori puntati su strette di mano che decidono le sorti economiche del prossimo millennio, c'e' chi prova a fare anche la ramanzina sugli errori del passato in modo da poter poi dire " hai visto che glie l'ho detto ", anche se poi l'unica risposta che ricevuta e' anche la piu' logica " qui' sono a casa mia e lo so' io come si manda avanti la famiglia ".
Spenti i riflettori, si torna a casa che c'e' ( guarda guarda che caso ) la festa nazionale a monopolizzare l'attenzione, se non bastasse ( guarda che caso ) siamo pure in pieni quarti di finale dei Mondiali di calcio.
Si torna a casa con la mano che fa male per le tante strette di mano e per le molte firme sugli accordi economici ( guarda caso solo quelli ).
Cosi' qui' si spostano gli interessi economici come sul tabellone del Risiko spostiamo i carrarmatini.
Chi vince in questo gioco proprio non lo so', sicuramente non gli altri paesi Asiatici che hanno ora un'altro concorrente piu' pericoloso, sicuramente non la Cina che a parte un boom economico che sicuramente creera' una nuova classe media ed arricchira' chi e' gia' ricco, sta' per ricevere oltre agli onori, gli oneri di un'inquinamento industriale a cui sicuramente non e' preparata anche perche' non so' se tutte quelle cautele e divieti usati in Occidente saranno usati anche qui'.
Poi ci sta' che tra' qualche anno il gioco cambi ancora, sotto a chi tocca, chi sara' il prossimo fortunato?

 

Aless.andro
 


 

 

..MITICA ITALIA ..!!!

 
 

Date: 29-06-1998 1:44
Ciao ragazzi!

Lo so forse e un po tardi per parlare della partita dell Italia... ma purtroppo io non mi posso
collegare via Internet durante il finesettimana... e cosi ho rimandato tutto a stamattina.
Piu che della partita, volevo dirvi che qui a Monaco dopo la partita sono usciti da casa tutti gli italiani di Monaco e tra clacson e bandiere che sventolavano sono riusciti a bloccare la Leopoldstrasse
(la via principale di Muenchen).... e la cosa piu bella e che una festa cosi bella i tedeschi non sono
riusciti a farla neanche quando hanno vinto i mondiali nel 90.... sabato sera ero emozionata perche'
quella enorme strada ha radunato tutti noi italiani...in un paese che fa fatica a sopportarci e per
una volta ci siamo fatti riconoscere non per la delinquenza o l' ignoranza, ma per l' allegria che
abbiamo portato senza distruggere e rovinare niente alla Germania.
Adesso spero che l'Italia riesca a vincere contro la Francia cosi saremo di nuovo tutti in piazza
a festeggiare...
Spero di non avervi annoiato troppo!
Bacioni a tutti!

Giulia

Cara Giulia ,
grazie per il racconto di una cosa cosi' semplice per noi , che pero' vista 'da fuori' prende tutto
un altro sapore...
Certamente la tua delusione sara' poi stata diversa ,forse piu' cocente della nostra ,ma non
perderti d'animo, ci sara' presto qualcosa di nuovo per cui sognare ed essere fieri ...

m@uro

 


E' tempo di vacanze e quindi ,per i piu' fortunati, tempo di viaggi : se nel vostro girovagare
vedrete qualcosa che vi colpisce in modo particolare ,raccontatecelo con una mail !
Andra' tutto sul prossimo numero di I have a dream !!!

mailateci da qui ... grazie e buon divertimento !!!

 

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